Come scrivere un diario mi ha cambiato la vita (e perché dovresti farlo anche tu)

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Le medie sono finite da un pezzo, lo so, ma al diario non riesco davvero a rinunciare. Che attenzione, non parlo dell’agenda dove annoto riunioni, aperitivi o visite dal dentista, parlo proprio di un diario su cui annotare ben altro. Pezzi di te. Paure, ansie, momenti felici e non. Cambiamenti. Sogni.

L’idea mi venne trovando per casa la mia vecchia Smemoranda, quella dell’anno della maturità. Rileggerla mi ha dato la misura di quanto io sia cambiata, di quanti obiettivi io abbia raggiunto e di quanto il passare del tempo non sia necessariamente una cosa negativa, anzi.

Rileggere i nomi dei primi amori fa sorridere, le cotte e i messaggi alla vicina di banco mi hanno suscitato proprio risate isteriche, le frecciatine ai professori un po’ di tristezza perché ogni tanto anche noi alunni potevamo trattarli meglio. Ma ho letto anche di sogni e di desideri. Ho guardato da fuori la me del passato e la me del presente, e devo dire che mi piaccio.

Mi piaccio consapevolmente, perché mai mi ero fermata a guardare quello che avevo e che ho in mano. Mai a riflettere sulla persona che sono diventata. Mai a fare il punto della situazione. Sempre a sentirsi inadeguata, insoddisfatta. Sempre a credere che c’é ancora troppo da fare. Sempre a pensare di non andare bene così come sono. Sempre quell’impressione che mentre il mondo va avanti tu rimani indietro.

Poi, il fulmine a ciel sereno. Perché quella Smemo mi ha fatto divertire e mi ha fatto pensare. Pensare che no, non mi dispiaceva affatto la piega che stavo dando alla mia vita.

Così decisi di tenere un diario ogni sera prima di andare a dormire, su cui per 365 giorni avrei annotato:

  • Una cosa positiva fatta quel giorno
  • Un momento della giornata che mi ha fatto sorridere
  • Un obiettivo, anche minuscolo (che sia anche solo: salutare il vicino di casa che sta qua dal ’45 e ancora non so come si chiama), per la giornata successiva
  • Cosa non è andato bene, cosa mi ha fatto arrabbiare o infastidire e perché

Alla fine dei 365 giorni avrei riletto come le mie risposte sarebbero cambiate giorno per giorno. Come io stavo cambiando giorno per giorno. Dove stava andando la mia vita, giorno per giorno.

Avrei riletto la quantità di cose positive fatte, perché vederle scritte ti fa capire davvero chi sei e ti permette di mettere a fuoco le tue qualità.

Avrei ripensato, quando tutto mi sembrava andare male, ai 365 momenti felici del mio anno, piccoli o grandi non aveva e non ha importanza. E avrei visto quanta felicità abbiamo tra le mani ma non vediamo mai. 

Avrei analizzato la mia effettiva capacità di raggiungere degli obiettivi e di combattere per quello in cui credo, per quello a cui tengo, avrei visto la mia forza da fuori. Avere consapevolezza delle proprie risorse è l’arma più grande che abbiamo, perché in qualsiasi situazione tu possa trovarti sarai sempre in grado di mantenere il controllo e pensare: “in qualche meandro della mia mente c’è una soluzione anche a questo”. E un DAJE aggiungiamocelo forte.

Avrei analizzato le cose che mi avevano fatto male (che sia al lavoro, in coppia, in famiglia, con un amico) e in questo modo avrei potuto chiedermi in prims se avevo qualche tipo di responsabilità anche io sulla cosa. In caso di risposta negativa, avrei capito cosa non posso davvero sopportare e come prendere le misure correttive per evitare di trovarmi di nuovo davanti a queste situazioni senza sbroccare, ma imparando a metabolizzarle nel modo migliore per la mia persona. In caso di risposta positiva, mi sarei incazzata con me stessa in modo sano e avrei cercato di capire come evitare di ripetere l’errore.

Questo metodo mi ha aiutato parecchio nello sviluppo di ciò che sono. Mi ha aiutato ad analizzare punti di forza e debolezza e ad essere una persona più consapevole dei suoi pregi e dei suoi difetti/limiti. Questo mi ha permesso di accentuare i primi e lavorare sui secondi. 

Inoltre il semplice atto dello scrivere tutte le sere mi ha permesso di diventare più costante, il che ha avuto un impatto pazzesco anche sul mio lavoro e sui miei allenamenti.

Il consiglio che vi dò è: fatelo. Fate un favore a voi stesse. Scegliete un’agenda, diario o quaderno che vi piace, una bella penna, e ritagliatevi dieci minuti tutti vostri alla fine della giornata. Resterete sbalordite dall’effetto del journaling (così chiamano in inglese l’arte di tenere un diario) sul vostro benessere e sulla qualità in generale della vostra vita.

Ps: per chi conosce bene l’inglese questa meraviglia è l’agenda che io uso ora, dopo 5 anni di journaling. Funziona così: una domanda al giorno, per 365 giorni, ed è suddivisa in cinque anni. Alla fine dei cinque anni puoi rileggere come sei cambiata (in base a come cambiano le risposte che hai dato alle stesse domande, ma in periodi diversi della tua vita) e tutto quello che è successo nell’arco di questo periodo.

Buon journaling a tutte!

 

 

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