Pensa bene a chi vuoi essere

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Manifesto sul fitness consapevole

Ci ho pensato a lungo prima di scrivere questo articolo. Ho usato il parolone manifesto e il volto di una delle più grande atlete di tutti i tempi per introdurlo. Non è un articolo di banale pubblicazione, perché potrebbe attirare dibattiti o essere male interpretato, un po’ come tutti i post in cui si espongono pensieri personali.

Il fatto è che è partito tutto proprio da una riflessione che ha avuto un forte impatto sulla mia vita. Una riflessione che a un certo punto era necessaria perché riguardava una delle caratteristiche insite in noi, noi inteso come esseri umani: il bisogno di sentirsi parte di qualcosa.

Abbiamo bisogno di riconoscerci in un gruppo e abbiamo bisogno di sentirci accettati dalla società, abbiamo bisogno di sapere che apparteniamo a qualcosa e perché gli altri ci accettino pensiamo di dover incarnare le caratteristiche fissate da quel gruppo. E qui viene il problema con il mondo del fitness e dello sport nell’era dei social network.

Fino a qualche anno fa le persone andavano in palestra o comunque praticavano uno sport con l’obiettivo di raggiungere dei risultati. C’era chi, finita la sessione di allenamento, si sentiva un drago e non appena l’ago della bilancia magari segnava due chili in meno si compiaceva di sé stesso e fissava il prossimo obiettivo da raggiungere. C’era chi finiva una partita che aveva preparato con impegno e in caso di sconfitta analizzava i punti deboli per aggiustare il tiro.

Le persone insomma, fissavano obiettivi per loro stesse e per migliorarsi. Oggi si è spostato tutto su un altro piano: fissarsi degli obiettivi per essere come gli altri.

Quando sento amiche che osservano un corpo assolutamente perfetto su Instagram e si danno l’obiettivo di “diventare così”, io mi incazzo come una belva. Perché stai inconsciamente dicendo che tu, così come sei, non vai bene e devi diventare qualcun altro per piacerti. E perché, non appena vedi che così non ci diventi, getti la spugna. E puntualmente ti butti giù e ti chiedi cosa c’è di sbagliato in te.

Di sbagliato in realtà c’è che stai basando i tuoi obiettivi su un’immagine. Un’immagine che può essere ritoccata (e te lo dico già: non puoi superare Photoshop. È naturale che così non diventerai mai, perché quello che stai vedendo in quel momento potrebbe non essere reale. E nessuno può superare la realtà a meno che tu non ambisca a diventare un cartonato), un’immagine che può anche non essere ritoccata ma che con la giusta luce, la giusta posa, il giusto abbigliamento può essere fuorviante, un’immagine che ti porta a pensare che dovresti allenarti per diventare così, che dovresti mangiare meno per diventare così, che dovresti insomma adottare misure correttive per essere… un’altra.

Questo atteggiamento non va però condannato: è insito nella nostra natura cercare un modello a cui ispirarci o somigliare, sempre per la questione dell’essere accettati in un gruppo di cui parlavamo sopra. Ed è qui che deve scattare il meccanismo di scelta consapevole. A chi vogliamo ispirarci? È questa la domanda che mi ha aiutato a spostare il focus su me stessa e raggiungere finalmente gli obiettivi che mi ero data.

Ho capito che volevo ispirarmi al percorso di qualcuno, non a qualcuno. Volevo ispirarmi a una storia che includesse tutto: successi, insuccessi, progressi, fallimenti, perché è questo che alla fine ti mette davanti la vita. Sia che si tratti di fitness sia che si tratti di qualsiasi altro aspetto. Avevo bisogno di un percorso reale, vero, fatto di alti e bassi. La differenza è abissale.

È abissale perché questo non significa voler essere qualcun altro, ma significa voler essere sé stessi con una marcia in più. Faccio un breve esempio.

Io non voglio essere Serena Williams. Semplicemente perché non potrei mai diventare un’atleta ai suoi livelli: mi piace provare tanti sport, non mi piace l’idea di stare ore e ore a studiare la tecnica di quello sport in particolare né mi specializzerei mai in un solo sport perché, appunto, mi piace provare tante cose diverse a livello amatoriale. Non avrei nemmeno la sua incredibile costanza, e per essere un’atleta olimpica capisci bene che te ne serve a pacchi. Però io vorrei avere la forza mentale di Serena Williams, e questo è ben diverso. Perché questo obiettivo è fattibile, è realizzabile. Io voglio essere io, ma voglio imparare qualcosa da questa donna meravigliosa.

E secondo me il punto è proprio questo: un modello corretto ti insegna qualcosa, ti rivela qualcosa, ti cambia la visione del mondo. Un modello sbagliato ti porta alla pura emulazione, e questa è una grande cazzata: non solo perché non stai imparando nulla, ma perché ti stai addirittura dimenticando di chi sei e di chi vuoi essere davvero.

Nessuno di noi vuole davvero essere qualcun altro. L’invito che faccio sempre io è quello di focalizzarsi sui percorsi che ci ispirano e possono darci la motivazione di arrivare esattamente dove vorremmo essere. Per cui, la prossima volta che guardiamo un’immagine su Instagram, pensiamoci: è davvero da una singola foto che sto prendendo esempio?

Se ci poniamo obiettivi realistici riusciamo a raggiungerli e siamo spronati a fare sempre di meglio. Se ci poniamo obiettivi irrealistici molliamo in fretta perché li vediamo, appunto, infattibili. E guarda caso, voler essere qualcosa che non sei è un obiettivo irrealistico.

In sintesi, pensa bene a che vuoi essere: uno sconosciuto oppure te stesso ma con una marcia in più?



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