Messico: guida sentimentale tra Maya e spiagge bellissime

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Racconto di un Paese in cui ho lasciato il cuore

Me lo ricordo come se fosse ieri. Sono a tavola con i miei genitori e sono circa le 13 di un giorno di aprile. Squilla il telefono. Dall’altra parte sento la voce di Daniela, la voce più bella che potevi sentire quando ti divertivi a partire in stagione tra un esame e l’altro all’università. Perché Daniela ti chiamava e ti diceva in che villaggio avresti lavorato quell’estate. E quella volta mi disse (ricordo tutto, parola per parola): “Benedetta, ciao! Senti, ho dato un’occhiata alla tua disponibilità per questa estate. Sei seduta? Perché parti dopodomani per Playa del Carmen”.

Ecco. Immaginate di avere diciannove anni ed è la prima volta che andate a vivere all’estero, cominciando da spiagge bianche e da secoli di cultura Maya. Niente, prendo, dico a mia madre “vado in Messico, ci vediamo quest’inverno”,  faccio la valigia e via, direzione paradiso.

Era da tempo che volevo scrivere del Messico. Un po’ perché sono una sentimentale, un po’ perché il Messico è oggettivamente uno dei Paesi più belli dell’universo. Mi è piaciuto più degli Stati Uniti (ci ho vissuto e li ho girati, credo di parlare con un minimo di cognizione di causa), più di Cuba (anche se siamo lì lì), più di… insomma più di un sacco di posti. E quindi eccoci qui. A raccontare il Quintana Roo e lo Yucatán attraverso le emozioni che sono stati capaci di regalarmi.

Stupore

Di solito si parte col raccontare le spiagge caraibiche. Io parto dal raccontare Chichén Itzá (non a caso tra le sette meraviglie del mondo) e i cenote, che si trovano nella regione dello Yucatán. La prima volta che vedi le rovine Maya resti di sasso: non solo sono bellissime, ma lo studio che c’è dietro ad ogni opera ti lascia letteralmente senza fiato. Come riuscivano a progettare una piramide capace di ricreare, nel giorno dell’equinozio, il serpente piumato sotto forma di gigantesca ombra su tutti i gradini della piramide Kukulkàn (eretta, appunto, in onore del dio Serpente)? E poi, il colpo d’occhio. Se avete visto il cartone animato El Dorado, capirete presto che si tratta di Chichén Itzà: il Tempio dei Guerrieri (la cui sommità veniva utilizzata per fare i sacrifici) e il campo da gioco della Pelota sono riprodotti più che fedelmente nel film. Anche le dinamiche del gioco della Pelota sono le stesse: le due squadre avversarie dovevano fare “goal” facendo passare la palla negli anelli apposti ai muri, a colpi di bacino. Uno sport assurdo, più che altro perché a pensarci oggi sembra praticamente impossibile riuscire nell’impresa.

La piramide Kukulkàn

Camminando all’interno del sito e superando le rovine Maya ci si trova davanti alla bellezza sconvolgente numero due, davvero unica: i cenote. Sono grotte di origine calcarea dove troviamo acqua dolce, scendono fino anche a 40 metri di profondità: quello di Chichén Itzá è un cenote aperto, quindi molto scenografico grazie alla vegetazione tutto intorno. Insomma, la sensazione è quella di un bagno al centro della terra e non avevo mai visto nulla di simile da nessuna parte. L’unico tasto dolente dei cenote è la storia “sanguinaria” che hanno alle spalle: i Maya usavano i cenote per fare sacrifici e connettersi ai loro dei. Le vittime sacrificali (incluse le donne) venivano brutalmente affogate nelle loro acque.

Cenote

Per visitare il sito ci vogliono circa 5 o 6 ore, e anche se sono amante dei viaggi fai da te, qui consiglio di trovare una buona guida che vi sappia raccontare tutto, ma proprio tutto, di come i Maya siano riusciti nella colossale impresa.

Altro sito meraviglioso per gli appassionati di cultura Maya è Cobá, la piramide più alta del Quintana Roo e l’unica ancora scalabile tra tutte le piramidi (è vietato salire su quasi tutte perché alcuni turisti ci lasciarono le penne anni fa: non mi stancherò mai di ripetere che per certe cose devi essere attrezzato. Io quando vedo la turista americana a Cobá che sale la piramide con su i sandaletti carini, mi incazzo come una bestia).

Gioia

No, non siamo ancora arrivati alle spiagge cristalline, bensì alle persone. I Messicani sono spettacolari. Prima di tutto sono molto friendly, non solo con il turista, ma anche con chi lavora lì e non è del posto. Per cui no, non stupitevi se vi tratteranno come amici che conoscono da sempre: non sono interessati a vendervi cose, semplicemente loro sono… così! Casinisti e caciaroni. Una comida messicana, quella vera, in famiglia, è l’espressione massima delle gioia: di solito è condita da cibo buonissimo e dalla musica dei mariachi (tutti i messicani hanno almeno un amico o parente che fa parte di un gruppo di mariachi e che si porta la chitarra ad ogni pranzo della domenica). Evitate i posti per turisti sulla Quinta Avenida di Playa del Carmen e infilatevi nei paesini per una pausa pranzo truly mexican. Esempio: andate a pranzare a Puerto Morelos, paesino a metà strada tra Playa e Cancún, o a Puerto Aventuras. Qui ci sono i locals, e l’esperienza è molto più autentica. Non è raro vedere il gestore di qualche ristorantino correre a chiamare degli amici che vengano a suonare al volo canzoni messicane per l’inaspettato turista.

La sera un giro al Coco Bongo ci sta. Posto che a mio avviso quello di Playa è molto più bello di quello di Cancún, gli spettacoli valgono veramente la pena, soprattutto The Mask e Spiderman. Si paga un biglietto d’ingresso ma poi c’è open bar tutta la notte, per cui cercate di contenervi anche se è difficile: non dovrete recarvi ogni volta al bar, ma i camerieri passano avanti e indietro con vassoi carichi di cocktail, e voi non dovrete far altro che allungare la mano mentre saltate, ballate e vi scatenate. Andateci non tanto per fare gli zarri (che comunque ogni tanto ci sta), ma perché i ballerini, le scenografie e i costumi sono davvero qualcosa di fenomenale.

Coco Bongo

Una sera, però. Poi basta.  Poi sparatevi tutti i tramonti da Tulum a Cobá, ma al Coco Bongo tutte le sere no, di grazia. Piuttosto state in spiaggia fino a tardi, poi infilatevi in viuzze e paesini limitrofi (come quelli citati sopra) per gustarvi i barettini frequentati dai messicani dopo il lavoro, dove si serve tequila a profusione, si gioca a biliardino, a carte, si cantano canzoni accompagnati da chitarre improvvisate, si ascoltano storie sui Maya e su un Messico che non c’è più direttamente dagli avventori messicani (adorano raccontare, i messicani sono dei cantastorie) e si respira davvero l’atmosfera del Messico.

Per spostarvi durante il giorno e fino alle nove di sera circa non serve che prendiate il taxi. Basterà fermarvi a un qualsiasi angolo lungo la carretera e fare segno al primo minivan che vedete passare gremito di gente nella vostra direzione. Quello si fermerà, vi caricherà per pochi pesos (una volta saliti chiedete quanto vuole per la vostra destinazione) e, per fermarvi nel punto che vi serve, gridate “stoooooop”. Questo è praticamente il metodo più comodo e gettonato con cui i locals si spostano. Se per voi è troppo stare su minivan da 10 posti in 15 e non siete sicuri del punto in cui dovrete scendere, ci sono i più pratici bus ADO. Io per le brevi distanze mi sono sempre spostata così: spesa zero, divertimento mille.

Pace

Questo è il capitolo spiagge. Inutile dire che le spiagge Messicane sono qualcosa di meraviglioso, ma non tutte sono uguali. Ci sono due punti magici, ma magici davvero: Tulum e Isla Mujeres. Il primo vanta una piramide che si affaccia direttamente sul mare, un sito archeologico con una vista spettacolare che rende Tulum l’incontro perfetto (e impossibile da trovare altrove) tra mare caraibico e storia millenaria. A Tulum consiglio di mangiare da Shiva. Una scelta bizzarra dal momento che è un ristorante indiano, ma si mangia da dio e la location è qualcosa di spettacolare. Inoltre, i turisti sono soliti riversarsi in locali tipicamente messicani, questo lo rende nettamente meno affollato. Mi ci portò un amico messicano durante un day off e devo dire che è stata la scelta migliore: all’inizio ero scettica, ma mi sono ricreduta all’istante.

Shiva a Tulum

E quindi arriviamo a Isla Mujeres, dove vi consiglio di prendere una moto e girarla tutta (lo si fa in giornata): è larga 650 metri e si estende per 7 km, cercate di andarci la mattina presto per godervela al suo meglio. Qui prima di tutto armatevi di maschera e boccaglio perché avrete davanti una giornata di snorkeling, non state a poltrire sulla sabbia (quello potete farlo a Playa). Dopo un paio d’ore spostatevi e via di spiaggia in spiaggia, girando tutta la costa. Fate un favore al vostro portafoglio e scegliete un bel baracchino di burritos e aggiungeteci qualche Corona, che consumerete sulla spiaggia proprio come i messicani durante il loro dia libre.

Isla Mujeres

Sempre sul tema pace, ogni tanto mi piaceva fuggire dalla spiaggia, dal Mescal e dal casino per infilarmi tra le stradine di Mérida, capoluogo dello Yucatan. Praticamente è un’immersione nel vecchio Messico, o meglio, il Messico come lo abbiamo in mente noi: quello dell’epoca coloniale, dei palazzi dipinti splendidamente in ogni colore, le botteghe di artigianato che producono le amache e i maxi sombreros, insomma tutto l’occorrente per la siesta. Il Messico religioso, che ha come fulcro della città la cattedrale e la cui piazza, curatissima, è il punto di ritrovo dopo la funzione della domenica. Mérida è talmente bella che è stata proprio lei a spingermi a visitare Cuba qualche anno dopo: l’impronta coloniale, sommata alla natura spettacolare dei Caraibi, fa di questi due Paesi quello che gli americani chiamano il place to be.

Mérida

Quando sono tornata dal Messico mi sono portata a casa la voglia di condividere.  Perché ho trovato un popolo aperto e orgoglioso, ma soprattutto un popolo che fonda sull’amicizia il valore portante. Se un Messicano può condividere qualcosa con voi, che sia una birra o una corsa in un minivan affollato, se può chiacchierare, se può raccontarvi il proprio Paese lo fa. Incluse le domande più scomode (cosa che ad esempio a Cuba succede molto a fatica: con me sono stati molto amichevoli, ma non mi hanno mai raccontato ciò che pensano davvero del governo, di Fidel, del comunismo. Speravo che parlare la loro stessa lingua servisse, invece mi è parso di capire che alcune cose sono taboo).

Per concludere, il mix letale che ti conquista è fatto da persone sorridenti, i panorami più belli che si possano scorgere e una storia antichissima che è stata la culla della nostra civiltà.

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