Cuba, il mondo nuovo

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Le cose che ancora non immaginavi, le trovi sull’isola più grande del mar dei Caraibi.

Scrivere di Cuba è difficile. Perché Cuba è un viaggio pieno di… tutto.

Per prima cosa c’è la meraviglia delle spiagge. Poi lo stupore che ti provoca il comunismo, che insieme alla fede penetra ogni aspetto della vita dei cubani, quasi fossero la stessa cosa: religione e regime.

Ho girato Cuba con lo zaino in spalla e dormendo nelle case particular, cosa che consiglio vivamente: prima di tutto perché vivere in casa con i cubani permette di farci due chiacchiere e studiare da vicino la loro vita così diversa dalla nostra, poi perché è economico. Forse per assurdo dormire a Cuba è la cosa più economica, visto che tutto il resto è carissimo per i turisti.

Infatti, a Cuba esistono due monete: il peso cubano che può essere utilizzato solo dai cubani (CUP) e il peso convertibile (CUC) che è la moneta dei turisti. Partite consapevoli del tasso di cambio, altrimenti se non parlate spagnolo potreste incappare in qualche truffa (sopratutto per quanto riguarda i taxi). La lingua aiuta moltissimo nella contrattazione, ve lo dico.

Ciò detto, Cuba è un viaggio che vale la pena fare perché è letteralmente fuori da ogni dinamica che noi, figli del capitalismo, conosciamo.

Uno dei tantissimi murales di propaganda

Non possiamo certo fingere ogni volta e dire che i Cubani stiano bene (ridono sempre, sono allegri, eccetera), per una serie di motivi:

  • La mancanza di internet è un problema reale: ci sono delle pensiline con wi-fi sparsi per alcune città, tendenzialmente le più grandi, che però non funzionano mai a causa dell’elevata affluenza e delle tecnologie decisamente obsolete. Se passeggiando per L’Havana vi capita di vedere un nugolo di persone ammassate nello stesso punto, è perché stanno cercando di connettersi all’internet point totalmente inefficiente. In sostanza, se ve lo state chiedendo, non hanno accesso all’informazione. Quando i giornali e la televisione sono controllati, internet diventa un tantino fondamentale. Invece niente, nemmeno quello.
  • Per i Cubani lasciare l’isola è difficilissimo, praticamente l’unico metodo è sposare uno straniero che dichiari di avere soldi per mantenerti. Altrimenti, da Cuba non ci esci. E lì te ne stai, per tutta la vita. Sai mai che troppi cubani migrino e scoprano quanto è bello “fuori”.
  • A Cuba c’è ancora la libreta, cioè la tessera che dà diritto alla quota mensile di alimenti stanziata dallo Stato. Con la tessera si ha diritto a un numero stabilito di riso, fagioli, pollo, sale, olio, zucchero. Infatti a Cuba si mangia principalmente riso con pollo e fagioli. Le aragoste vengono riservate ai turisti, costano pochissimo, circa 10 euro l’aragosta intera appena pescata, ma se sono loro a mangiarla e vengono beccati la multa è parecchio salata (e loro i soldi per pagarla non li hanno). Con la libreta si possono prendere anche sapone, dentifricio, sigarette fino a 5 pacchetti, pane, fiammiferi.
  • Fortunatamente a Cuba l’agricoltura è fiorente e i contadini producono latte, frutta e verdure. Il problema è che sono obbligati a vendere i prodotti della terra allo Stato. Questo cosa significa? Esatto, mercato nero a go-go per sopravvivere e assicurarsi, ogni tanto, un bel pezzo di carne rossa o del latte in polvere, che con la libreta è erogabile solo a famiglie bambini al di sotto dei 7 anni, alle donne in gravidanza o ai malati.
  • Così, tanto per capirci: un paio di sneakers, l’abbigliamento e in generale i beni non considerati di prima necessità costano a un cubano quanto uno stipendio mensile.
  • I cubani sono trattati in modo molto diverso dai turisti. Ad esempio, mentre possono godersi il sole sulla spiaggia dell’Havana, non possono accedere alle spiagge paradisiache dell’isola se non mostrando il passaporto e testimoniando quindi che lavorano nella località come camerieri, autisti di autobus che accompagnano i turisti, guide, eccetera. Altrimenti nada, niet, non puoi venirci qui.
  • Se entrate in un supermercato rimarrete disorientati perché non c’è niente sugli scaffali. I cubani non comprano al mercato libero, altrimenti un pacco di pasta potrebbe arrivare a costare anche 15 dollari (che in alcuni casi è più di uno stipendio).

Finita la parentesi onestà, va detto anche che a Cuba non troverete un analfabeta nemmeno a pagarlo perché il 100% della popolazione è scolarizzata, le scuole funzionano alla grande (che poi gli edifici siano decadenti è un altro paio di maniche) e l’educazione è gratuita a tutti i livelli (università inclusa), le persone sono davvero ospitali, non esistono droghe né armi perché il regime le vieta (e se Fidel dice, anzi diceva, che una cosa non si fa, loro non la fanno punto e basta), è un Paese estremamente sicuro e i cubani mi sono piaciuti molto.

Sono perfettamente consapevoli di vivere nel passato (il Che è ancora leggenda, non esiste la pubblicità, eppure la propaganda e i murales sono ovunque) e di avere un futuro incerto all’orizzonte, ma sono persone molto dignitose, raramente capaci di commettere crimini, felici (o forse meglio dire rassegnatamente felici?) di quello che hanno (“Perché comunque io con la libreta mangio tutti i mesi, in Africa non lo so se mangiano tutti i mesi”, mi ha detto una volta un anziano che aveva il figlio sposato con una francese e che otteneva notizie sul mondo tramite lui), sono molto accoglienti ed estremamente gentili con i turisti.

Sia perché portano soldi (come in tutte le località turistiche), ma anche perché sono una fonte inesauribile di informazioni su un mondo che loro non conoscono: il turista che parla spagnolo diventa un vero amico in alcuni casi, e non sono rare le serate in veranda a parlare di vita vissuta e scambiarsi idee e opinioni.

Le emozioni che mi ha scatenato Cuba sono tre. Lo stupore direi che l’ho elencato ampiamente sopra: per me era tutto assurdamente nuovo, era… un regime. Non certo il vecchio regime, un regime più moderno, ma comunque un regime. E io un regime non lo avevo mai visto.

La seconda è l’eccitazione. A Cuba, dici? Ma sei seria? Sì, sono seria. Perché Cuba è un cumulo di paesaggi completamente diversi l’uno dall’altro, nonostante le dimensioni. Un mare di esperienze diversissime ad ogni tappa. Può capitare di ritrovarsi in mezzo a foreste ricche di cascate in cui tuffarsi (El Nicho), bere un cocktail con vista Malecón nell’Hotel preferito di Hemingway (Hotel Nacional de Cuba), passeggiare a cavallo tra le distese verdissime di tabacco (A Vinales e nella zona di Pinar del Rio), ammirare le acque cristalline e le distese di fenicotteri sulla sabbia bianca di Cayo Santa Maria, Cayo Coco e Cayo Guillermo, ripercorrere la storia della rivoluzione tra le vie dell’Havana e il Museo della Revolución, osservare gli spettacolari palazzi di Cienfuegos (come il Palacio de Valle) e l’architettura coloniale di Trinidad per poi ritrovarsi alla Casa de la Musica, dove i cubani si riuniscono per suonare le canzoni dei Buena Vista Social Club e ballare la rumba. Cuba è uno dei Paesi che offre la più grande varietà in termini di cose da fare.

Cayo Guillermo
El Nicho
La regione di Pinar del Rio e le piantagioni di tabacco (NatGeo)
Palacio de Valle (Lonely Planet)

La terza emozione è la soddisfazione. La soddisfazione piena di chi è riuscito a fare un viaggio che tocca tutte le corde che un viaggio dovrebbe toccare. La soddisfazione di chi aveva sete di conoscere la “fazione opposta” del mondo ed è riuscita a viverla in un Paese stupefacente, tornando a casa con un carico di risposte alle domande che prima erano rimaste in sospeso. A Cuba, mentre gli occhi si posano sulle meraviglie terrestri, la mente si riattiva. Lavora. Fruga. Desidera parlare con le persone, comprendere, conoscere.

Cuba è un tessuto che si lascia ricamare da chi ha voglia di tornare con colori nuovi cuciti addosso.

Ps: un’ultima chicca. I cubani sono ottimi meccanici, perché le loro auto sono talmente vecchie che spesso e volentieri devono farsi da soli i pezzi di ricambio, ormai fuori produzione.

Pps: per completezza di cronaca, quando sono stata a Cuba correva l’anno 2016. Tre mesi prima che Fidel morisse.

(NatGeo)
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