Perdersi e ritrovarsi e intanto riderne

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Cambi di strategia per piccoli dolori quotidiani

Settembre. A Settembre si tirano le somme, dicono. Ebbene eccomi qui, pronta a tirarle e condividerle.

Scommetto che qualcuno si è chiesto che fine avessi fatto. Non che io abbia il livello di notorietà (e tonicità dei glutei) di Jennifer Lopez, intendiamoci, ma per due mesi non ho aggiornato il blog.

Non avevo voglia né di scrivere, né di condividere. Avevo perso la connessione. Mi ero persa per strada, in un punto in cui non prendeva. Il mio cervello aveva smesso di ricevere il segnale, occupato come era a rimettere in piedi il corpo che abita.

In sostanza: ho chiuso una storia sbagliata e mi sono catapultata nel nuovo. La mia estate è partita nel peggiore dei modi, con tutti gli sbattimenti possibili collegati ad una rottura (una casa da cercare, abitare, far tua. Una serie di incomprensioni collegate a una chiusura. Un trasloco da fare con una libreria e un guardaroba traboccanti di roba accumulata dal 1999, perché diciamocelo, il minimalismo va tanto di moda ma poi non abbiamo mai il coraggio di buttare un cazz. Nemmeno i souvenir che ci portò Jessica, la compagna delle medie, da Marina di Camerota). È finita però nel migliore dei modi possibili, con avventure non programmate e un cuore che, schiacciato come era da un bel po’, ricomincia a funzionare.

In questi due mesi è successo di tutto. Dagli incontri inaspettati ai viaggi programmati all’ultimo. Dagli amici ritrovati che avevi lasciato in un cassetto mentre cercavi di far funzionare cose che non funzionavano più, ai ritmi che tornano ad essere i tuoi. Insomma, in questi due mesi pensavo di finire in un baratro che però si è rivelato essere una piscina piena d’acqua fresca.

E in questi due mesi ho scritto dei punti. Ho fatto un elenco semiserio di cose da tenere a mente per quando la tua vita sembra prendere una direzione che non senti tua. O per quando non ti riconosci più. O per quando stai seguendo i sogni di qualcun altro, mentre metti da parte i tuoi. O per quando niente sembra funzionare. Sono cose semplici, che scrivo a settembre. Perché a settembre si tirano le somme.

  • Ci sono due tipi di persone: quelli che si abbattono e quelli che fanno finta di non abbattersi ma invece si abbattono. L’importante è entrare far parte del primo gruppo: gli amici ti offriranno una spalla e delle ottime birre. Quelli del secondo gruppo invece la birra se la pagano e finiscono per parlare dei loro problemi con loro stessi, generandosi ulteriori casini;
  • Non mi vergogno ad ammettere che sto per sganciare una citazione di J-Ax, che ha segnato la mia adolescenza e torna utile anche oggi: Sii gentile con le persone che incontrerai salendo perché saranno le stesse che incontrerai scendendo. In altre parole resta umile e non fare lo stronzo in nessuna situazione, nemmeno quando il coltello dalla parte del manico ce l’hai tu, perché sulla cima non ci resta mai nessuno (direi che è sufficiente tenere a mente questa regola per guardarsi allo specchio e riuscire a darsi una pacca sulla spalla);
  • Quando non sai cosa fare della tua vita, quando la noia ti assale, quando hai bisogno di tempo per te, iscriviti a un corso di cucina. Ammazzi il tempo e impari qualcosa che ti tornerà sempre utile (dal non morire di fame al cuccare con uno spezzatino, la gamma di benefici è infinita);
  • Quando stai affrontando una situazione di merda, sdrammatizzare è fondamentale per andare avanti. Io ad esempio, quando le cose vanno male, mi ripeto sempre: “Potrebbe andare peggio. Potrei essere a dieta mentre mi sta succedendo tutto questo”;
  • Il dolore è meglio del niente. Perché se lo senti sei vivo, se non senti niente sei morto. Per cui, apprezzalo ricordando che l’unico dolore davvero inutile nella vita è quello del ciclo. Che non serve a un cazzo e in più si ripresenta una volta al mese;
  • Per superare la paura di stare soli basta prendere un treno regionale e scegliere il vagone più affollato. Apprezzerete i piaceri della vita cavernicola in men che non si dica e imparerete a (anzi, desidererete) bastarvi;
  • Qualsiasi cosa accada, se stai andando a lavorare, pagando le bollette, se ti ricordi di svuotare la lavatrice e di mangiare la frutta, allora stai andando bene nonostante tutto;
  • Buttarsi sul cibo è una goduria, buttarsi sullo sport è una meraviglia. Preparare una playlist degna di questo nome, infilarsi i leggings e fingere di essere Serena Williams che si prepara alle Olimpiadi regala benefici psicofisici pazzeschi. Sentitevi guerrieri cazzo. E dite parolacce mentre fate le flessioni, così potete sentire ad alta voce il culo che vi state facendo. Perché voi siete forti, fanculo;
  • Se proprio non ne esci vai a fare la ceretta all’inguine.

Ma veramente, direte, ti sei scritta sta roba? Ebbene sì. Per troppi anni, quando le cose andavano male, me ne stavo lì immusonita a rimuginare senza sistemare i conti con me stessa. Quindi, alla fine, mi sono detta: se così non va, devi provare il metodo opposto. E l’opposto era ridere. Non ridere del male, ma ridere con il male. Parlarci, viverlo, interpretarlo come un amico che ti può insegnare molto.

Forse la somma più importante di questo settembre è proprio questa: un approccio al dolore che funzionasse per me. Raccontato veloce, di getto, ma che importa. L’importante è che serva a qualcosa, a qualcuno.

E ora ricominciamo a parlare di fitness, che a settembre tira le somme pure la cellulite.

Sorridete pure a lei, sta stronza.

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